 Il territorio del Parco Nazionale del Pollino, per la sua notevole estensione e varietà di ambienti, ospita diverse specie di uccelli rapaci, sia stanziali, che migratori. La consistenza e la varietà delle popolazioni di uccelli rapaci sono un indice del grado di alterazione e di disturbo antropico di un territorio. Infatti, i rapaci si nutrono generalmente di rettili, mammiferi ed altri uccelli. Se - per la caccia, l’uso indiscriminato di pesticidi e per la modificazione degli habitat in genere - si riduce la disponibilità di prede, le popolazioni si rarefanno fino a scomparire. Il disturbo antropico, invece, può determinare l’abbandono, anche definitivo, di siti di nidificazione. Pratiche come l’alpinismo, il parapendio, il deltaplano, l’escursionismo incontrollato, sebbene apparentemente eco-compatibili, possono rilevarsi assai dannose per specie che nidificano sulle pareti rocciose come falchi, aquile e avvoltoi, e sono pertanto vietate all’interno del Parco Nazionale. Gli uccelli rapaci sono minacciati anche dalla depredazione dei nidi, dai bocconi avvelenati, dal bracconaggio e sono ancora considerati ‘nocivi’ o oggetto di trofei di caccia o di collezionismo. Per favorire una occupazione stabile dell’area sud-orientale del Parco da parte di Aquile reali, Capovaccai e Nibbi reali, l’Ente Parco ha realizzato un progetto LIFE (co-finanziato dalla CE) che prevede, tra l’altro, il rifornimento di un punto di alimentazione artificiale (‘carnaio’) costantemente sorvegliato e monitorato. È in corso di realizzazione un’Area faunistica che ospiterà uccelli rapaci inabili alla vita selvatica, con finalità didattiche e divulgative in ordine alla sensibilizzazione delle popolazioni locali e dei visitatori del Parco sui problemi di conservazione degli uccelli rapaci. É in corso di studio, infine, l’eventualità di reintrodurre specie estinte o operare restocking (incremento delle popolazioni attraverso rilasci mirati di esemplari riprodotti in cattività) di specie rare. I rapaci del parco Aquila reale (Aquila chrysaetos) Con i suoi 2 m ed oltre di apertura alare, l’Aquila reale è un vero e proprio gigante dei cieli. Straordinario volatore, è in grado di picchiare a 160 km/h o volteggiare a lungo ad ali ferme. La sua azione di caccia, rivolta anche a mammiferi delle dimensioni di una lepre, è spettacolare e potente. Costruisce diversi, grossi nidi su sporgenze o cavità delle pareti rocciose meno disturbate circondate da territori ‘aperti’, idonei alla caccia. In Italia la specie è abbastanza numerosa. Alcune coppie nidificano regolarmente nel territorio del Parco. Capovaccaio (Neophron percnopterus) Il Capovaccaio (o Avvoltoio degli egizi), con i sui 180 cm di apertura alare, è il più piccolo degli avvoltoi europei. Di colore bianco e nero, ma con ‘la faccia’ arancione, è piuttosto goffo quando si alimenta a terra su carogne o catturando grossi insetti o, ancora, rompendo uova di altri volatili aiutandosi addirittura con piccole pietre tenute nel becco. In volo, al contrario, risulta particolarmente elegante, specie quando, dalla posizione di volteggio, compie battute d’ala verso il basso, isolate e pronunciate, fin quasi a congiungere le estremità delle ali, come in un applauso. All’inizio della primavera abbandona i luoghi di svernamento e raggiunge l’Europa attraverso gli stretti di Gibilterra, Messina e Bosforo. La sua presenza, in Italia, è sempre meno consistente: non restano che una decina di coppie nidificanti. Nel Parco del Pollino un vecchio sito di nidificazione è stato occupato di recente. Il Nibbio reale (Milvus milvus) si contraddistingue per la notevole apertura alare (fino a 195 cm), per la lunga coda forcuta e per la colorazione rossiccia con due macchie bianche sulla parte inferiore delle ali. La specie, in Italia, è piuttosto minacciata. La consistenza numerica, nel territorio del Parco, probabilmente non irrilevante, è in corso di accertamento.
Altri rapaci
Sparviero (Accipiter nisus), comune, e Astore (Accipiter gentilis), più raro, sono i rapaci dei boschi, capaci di destreggiarsi nell’intrico della vegetazione per catturare prevalentemente uccelli. La Poiana (Buteo buteo), per la sua grande adattabilità, è il rapace diurno più diffuso in Italia e nel Pollino. Il Biancone (Circaetus gallicus) - raro - è un'aquila che si nutre quasi esclusivamente di serpenti. Fra i falchi sono presenti il Pellegrino (Falco peregrinus), abbastanza diffuso, il piccolo Gheppio (Falco tinnunculus), molto comune, ed il falcone mediterraneo per eccellenza, il Lanario (Falco biarmicus), piuttosto raro. La pratica della caccia con il falco ammaestrato, tuttora consentita in Italia, è causa di una frequente depredazione dei nidi di queste specie. Numerosi i rapaci notturni, fra cui l’enorme Gufo reale (Bubo bubo), paragonabile, per dimensioni e capacità predatoria, all’Aquila reale. Il sui versi ritmici possono essere uditi anche a 2 km di distanza. Numerose, in primavera ed autunno, anche le specie di passo che, sulla rotta migratoria che solca lo Stretto di Messina, attraversano il Parco del Pollino, anche in gruppi di molte decine di esemplari (Falco pecchiaiolo, Nibbio bruno, Albanelle, ecc.).
(Testo: G. Viggiani)
Il Parco per i rapaci Per favorire una occupazione stabile dell'area sudorientale dei Parco da parte di Aquile reali, Capovaccai e Nibbi reali, l'Ente Parco ha realizzato un progetto LIFE (co-finanziato dalla CE) con la creazione, tra l'altro, di un punto di alimentazione artificiale ("carnaio") costantemente sorvegliato e monitorato. Prevista anche un'Area faunistica per uccelli rapaci nel comune di Acquaformosa (CS). È stato avviato un Progetto di reintroduzione dei Grifone (Gyps fulvus). Sono stati realizzati carnai e voliere di acclimatamento in prossimità delle Gole del Raganello per ospitare decine di esemplari provenienti dalla Spagna. Il Grifone, grande avvoltoio estinto nell'Italia meridionale, è tornato a volteggiare nei cieli dei Parco.
I centri di recupero per la fauna selvatica In Italia operano decine di Centri per il recupero della fauna selvatica, attrezzati per il ricovero, la cura e la riabilitazione di animali selvatici che si trovano, per cause diverse, in condizioni di inabilità alla vita selvatica. Lo scopo principale di queste strutture, generalmente gestite da associazioni ambientaliste, è la reintroduzione in natura degli esemplari curati. Queste azioni sono particolarmente significative per quelle specie, soprattutto di uccelli rapaci, che sono presenti con pochi esemplari su un territorio (Aquile reali, Capovaccai, Lanari, e altri). I Centri di recupero svolgono anche programmi di educazione ambientale, arricchiti dalla possibilità di osservare con le dovute accortezze per evitare qualsiasi disturbo gli esemplari in cattività. Per gli uccelli rapaci, oggetto di persecuzioni e di collezionismo, l'informazione e la sensibilizzazione verso il vero ruolo di questi predatori assume un particolare valore. Molto spesso, ad essere sconosciuta o sottovalutata è la stessa normativa in vigore in Italia. Infatti, nonostante la cattura, l'abbattimento o la semplice detenzione degli uccelli rapaci sia un reato penale, per il quale sono previste forti sanzioni o l'arresto, sovente nei Centri di recupero vengono ospitati esemplari (quasi sempre disabituati in maniera irreversibile alla vita selvatica) sequestrati a privati cittadini.
In prossimità dei Parco dei Pollino opera il Centro di Recupero Animali Selvatici del WWF, presso la Riserva naturale ed Oasi WWF dei Lago di Pignola (PZ), ed il Centro di Recupero Animali Selvatici dei CIPR (Comitato Italiano Protezione Rapaci), in contrada Lacone di Rende (presso Cosenza).
Gli animali selvatici eventualmente rinvenuti, per facilitare le attività dei Centri e per aumentare le possibilità di reintroduzione in natura, devono essere consegnati rapidamente al più vicino Comando stazione dei Corpo Forestale dello Stato o direttamente ai Centri di recupero. E' importante riporre gli animali in una scatola di cartone provvista di fori per l'aerazione, senza tentare di alimentarli o di apportare cure.
|