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Il Lupo Appenninico PDF Stampa E-mail
Il lupo appenninicoIl Lupo Canis lupus è certamente tra le specie di maggiore interesse della fauna del Parco Nazionale del Pollino, anche per le notevoli implicazioni socioculturali.
Simile nell’aspetto generale a un cane di razza "Pastore tedesco ", il Lupo ha dimensioni del corpo che variano da 100 a 140 cm di lunghezza, da 60 a 75 cm di altezza al garrese, mentre 30-35 cm spettano alla coda. Il peso in genere è di 25-35 Kg., anche se spesso raggiunge i 40-45 Kg.
Il mantello invernale ha pelo lungo e fitto e la colorazione tende al grigiastro, contrariamente a quello estivo in cui il pelame è corto, rado, poco denso e di colore marrone-rossiccio. Una macchia bianca si estende ai lati del muso e sulle guance, mentre la punta della coda é nera. Nella popolazione italiana e in quelle mediterranee in genere, gli arti anteriori frontalmente sono sempre percorsi da una sottile striscia longitudinale scura. Le orecchie sono triangolari, arrotondate, erette e più corte che nel cane. Gli occhi sono in genere di colore giallo dorato o ambrato.
Il Lupo è un animale fondamentalmente notturno, forse anche per evitare l’Uomo. Gli ambienti di vita ottimali sono rappresentati soprattutto da superfici boscose alternate a radure, pascoli e macchie, anche se sempre con maggiore frequenza viene segnalato in ambienti anche molto degradati.

Dove vive
Il Lupo in tempi storici era comune e diffuso in tutto il Nord America e l'Eurasia, con l’esclusione di Indocina e Indonesia.
Attualmente, sia per la persecuzione diretta da parte dell'uomo che per l’alterazione degli ambienti idonei, la distribuzione è notevolmente più limitata e frammentata e, in Europa, le popolazioni relitte sono confinate nella ex Unione Sovietica europea, nelle penisole balcanica, iberica e italiana.
In Italia, fino a pochi anni fa, la presenza del Lupo era limitata, con poco più di 100 esemplari, alle regioni centrali e meridionali, ma negli ultimissimi anni si è verificato un incremento demografico (attualmente gli individui stimati sono 380-500) e una notevole espansione dell’areale che ora comprende anche l’Appennino settentrionale ed i primi rilievi montuosi francesi. Questa espansione è da attribuire, verosimilmente, a tanti fattori favorevoli: la protezione legale della specie, l'abbandono di molte aree montane e sub montane, il ritorno in molte aree dei grossi Ungulati selvatici. Inoltre, l’espansione della popolazione balcanica di lupi, che ormai ha raggiunto il confine italiano, lascia prevedere una rapida colonizzazione anche delle Alpi orientali. In Calabria, dove è sempre rimasto uno dei nuclei più consistenti della popolazione italiana, l'areale, che nel recente passato comprendeva il Pollino, la Sila e parte della Catena Costiera, si è espanso verso sud fino all'Aspromonte da dove era scomparso da alcuni decenni.
Le popolazioni isolate sopravvissute nell'Europa meridionale (Italia, Spagna e Balcani) soprattutto grazie alla presenza di ambienti relativamente aspri, selvaggi e poco sfruttabili da parte dell'Uomo e a pratiche pastorali meno intensive e più tradizionali, fondate più sulla difesa delle greggi che non sulla distruzione del predatore, rappresentano i centri di diffusione per la ricolonizzazione di almeno una parte dell'areale europeo centrale e meridionale da cui il Lupo é scomparso da lungo tempo. E' indispensabile e doveroso, perciò, continuare sulla strada intrapresa di protezione e salvaguardia del Lupo e, più in generale, dell'ambiente.

Come vive
Animale marcatamente sociale, il Lupo vive in gruppi organizzati da una ferrea gerarchia le cui dimensioni variano a seconda delle disponibilità ambientali.
In Italia, dove mancano le grandi prede, i branchi in genere sono piccoli e frequentemente costituiti da nuclei familiari che comprendono una coppia con i cuccioli dell'anno e a volte i giovani dell’anno precedente.
L’organizzazione del branco attraverso una precisa gerarchia sociale è indispensabile per garantirne il perfetto funzionamento e il successo, per esempio nell’abbattimento di prede molto grandi.
I rapporti sociali sono mantenuti attraverso un complesso sistema di comunicazione sonoro (ululati, guaiti, uggiolii e latrati), olfattivo (secrezioni ghiandolari, marcatura con feci ed urine) e visivo (postura del corpo, posizione della coda e delle orecchie ecc.)
Solo il maschio e la femmina dominanti si riproducono, ma tutti i membri del gruppo partecipano attivamente all'allevamento e alla difesa della prole.
L’accoppiamento avviene a fine inverno e al termine di due mesi di gestazione vengono alla luce 3-6 piccoli che, passato un mese incominceranno a uscire dalla tana. Dopo 8-12 mesi iniziano a seguire il branco negli spostamenti e nella caccia.
I grossi erbivori selvatici (Cervo, Capriolo, giovani di Cinghiale) costituiscono le prede di elezione del Lupo ma dove questi sono poco frequenti, l'attenzione è rivolta agli erbivori domestici (pecore, capre, cavalli, mucche ecc.) ma anche a piccoli animali (lepri, topi, rettili, insetti), carogne, frutta e bacche e, soprattutto in certe aree, ai rifiuti rinvenuti nelle discariche.

L’Uomo e il Lupo
Se il Lupo è l'animale che forse più di ogni altro ha ispirato, sia positivamente che negativamente, racconti, favole e leggende in tutto il mondo, il motivo è da ricercare probabilmente in una caratteristica che accomuna le specie Uomo e Lupo: entrambe formano gruppi sociali organizzati che attingono alla stessa fonte alimentare.
Infatti, il differente tipo di rapporto che si instaura tra Uomo e Lupo nelle diverse regioni della terra dipende, più che dall'ecologia del predatore che è uguale ovunque, dall’ecologia delle popolazioni umane che con esso condividono l'ambiente e le risorse. Infatti si può affermare che dai popoli cacciatori, il Lupo, anch'esso cacciatore, viene visto in maniera positiva e mitizzato: ne viene esaltata l'audacia, la potenza, l'abilità nella caccia e ne vengono imitate le tecniche. I popoli di pastori e allevatori, al contrario, vi riconoscono il maggiore dei pericoli per gli armenti e, quindi, un competitore da eliminare.
Secoli di ostilità hanno fatto sì che la figura del Lupo, soprattutto dal Medioevo in poi, fosse rivestita di elementi fortemente negativi fino a divenire, nella cultura e nella religione occidentale, simbolo e quasi sinonimo di ferocia, malvagità e violenza. Questa fobia è tanto radicata che permane fino ai giorni nostri pur non avendo più ragione d’essere. La lunga convivenza con l’Uomo, infatti, ha insegnato al Lupo l’opportunità di sfuggirgli ed evitare i contatti. L’incontro con un Lupo in natura, pertanto, diventa un evento eccezionale che pochissimi fortunati possono vantarsi di aver vissuto. Sapendosi guardare intorno è possibile, però, accorgersi della sua presenza. Poche tracce impresse nella neve o nel fango, delle feci depositate su un arbusto o su un sasso ci fanno sapere che, malgrado tutto, sta continuando a svolgere il suo ruolo e, magari, ci sta osservando al riparo di un cespuglio non lontano.

(testo di G. Aloise)


Il Parco per il Lupo
Le attività che il Parco Nazionale del Pollino ha intrapreso a favore della salvaguardia e della valorizzazione del Lupo:

Ricerca pluriennale sui differenti aspetti della biologia del Lupo
Programma di divulgazione, sensibilizzazione ed educazione
Istituendo Museo naturalistico del Lupo ad Alessandria del Carretto (CS)
 

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